Il Lions Club Porto Mediceo Celebra il Dott. Giuseppe Soriani, “Chirurgo di Guerra” e Vincitore del Premio “Capperuccio” 2025

Il Lions Club Porto Mediceo Celebra il Dott. Giuseppe Soriani, “Chirurgo di Guerra” e Vincitore del Premio “Capperuccio” 2025

26 Settembre 2025 Off Di Gabriele Lucchini

Il Caminetto, organizzato dal Lions Club Porto Mediceo in onore del Dr. Giuseppe Soriani, fresco vincitore del Premio “Capperuccio” 2025, è stato l’occasione per ripercorrere le tappe fondamentali, professionali e umane, di un “chirurgo di guerra”, che, dopo aver fatto esperienza negli ospedali di Piombino, Livorno e Cecina, ha deciso di unirsi a “Medici senza frontiere” ed affrontando missioni assai rischiose in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi dilaniati dalla guerra.

Il sogno di lavorare nelle missioni è stato perseguito con mistica determinazione, nonostante il primo rifiuto oppostogli dalla ONG (“abbiamo bisogno di medici esperti, non di neolaureati, vai a farti le ossa, poi ne riparliamo”).

E di esperienza il Dr. Soriani ne ha acquisita, non solo lavorando nel SSN, ma cominciando a visitare a proprie spese Paesi estremamente disagiati, sfruttando i periodi di ferie.

La prima significativa esperienza risale al 1999, in uno sperduto villaggio andino in Perù, dove si trovò a fronteggiare le situazioni più disparate (rese ancor più difficili dallo stato di estrema povertà della popolazione), ivi compreso far nascere i bambini.

Nel 2000 la sua richiesta fu accettata da Medici senza Frontiere e da allora si susseguirono le missioni nei più disparati teatri di guerra (soprattutto civile): Sri Lanka, Congo, Libia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Yemen e, lo scorso anno, a Gaza. Da segnalare anche una spedizione in Antartide (con una temperatura che arriva fino a -81°C).

Un medico di guerra – spiega Soriani – interviene chirurgicamente sui pazienti che presentano ferite da arma da fuoco, oppure su quelli mutilati a causa dello scoppio delle mine anti-uomo, ma spesso è costretto a fronteggiare epidemie (sovente determinate dalla contaminazione dell’acqua e dalle scarse condizioni igieniche).

Il Dott. Soriani ha altresì spiegato che la qualità principale di un medico di guerra è quella di avere un occhio clinico particolarmente sviluppato e una rapidità di valutazione delle priorità di intervento (la durata del triage è ridottissima).

Non ha nascosto la drammaticità del c.d. “codice nero”, ovverosia la valutazione di inutilità di intervenire su un paziente con possibilità di sopravvivenza pressoché nulle. In tali circostanze si cerca di “accompagnare” il paziente, somministrandogli antidolorifici, ma l’intervento chirurgico è sconsigliato, in quanto sarebbe con ogni probabilità inefficace e finirebbe per mettere a repentaglio anche i c.d. “codici rossi”.

Particolarmente raggelante per gli uditori è stata la descrizione delle c.d. “mine anti-bambino” che vengono collocate su oggetti colorati, che attirano la curiosità dei più piccoli, e che hanno la peculiarità di esplodere dopo circa 10-15 minuti da quando vengono maneggiati.

La conferenza del Dr. Soriani è stata apprezzatissima ed applauditissima e crediamo proprio che, mai come quest’anno, il Capperuccio sia stato assegnato ad una persona che unisce alla professionalità indiscussa, qualità umane difficilmente riscontrabili al giorno d’oggi.

Rimane un ultimo quesito, purtroppo angosciante. In un contesto sempre più superspecializzato (dove l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ormai è indispensabile), non c’è il concreto rischio di avere un personale medico “clinicamente sempre più fragile” e quindi inadeguato ad operare nelle zone di guerra? Sarà possibile immaginare un’intelligenza artificiale che possa essere utilizzata dai medici di frontiera? Ad oggi è difficile immaginarlo e ciò renderà sempre più problematico il ricambio generazionale dei “medici di guerra”.